La battaglia di San Pietro Infine

La battaglia di San Pietro Infine

(8-16 dicembre 1943)

I grandi episodi della seconda guerra mondiale vivono nella memoria di tutti gli uomini del mondo; coloro che aspirano a progredire sul cammino della civiltà non possono dimenticarli ma debbono tenerli sempre vivi nella propria coscienza onde evitare altre gravi catastrofi della storia.

Ricordarli e trasmetterli alle nuove generazioni significa tener alto il senso civico, l’onore della patria, la crescita della democrazia, il bene comune. Nel contesto tali vicende restano impresse nella coscienza dei singoli popoli non più come pene sofferte ma come eventi ineluttabili, e in qualche modo gratificanti, valide ad auspicare tempi migliori.

Può accadere, tuttavia, che tali grandi avvenimenti, come spesso avviene, relegano nel dimenticatoio episodi meno eclatanti, ma allo stesso modo altamente significativi per la memoria storica degli uomini E’ il caso di San Pietro Infine, piccolo centro agricolo lungo la Casilina, nell’Alto Casertano.

San Pietro Infine dopo i bombardamenti

Durante gli avvenimenti bellici del ’43 il piccolo centro, essendo vicinissimo a Cassino, venne a trovarsi nel punto cruciale della campagna militare degli alleati che risalivano la penisola dopo lo sbarco in Sicilia, esattamente di fronte a Montelungo, il “roccioso dosso” che si allunga tra il Comune di Mignano e le propaggini di Cassino. In quel lembo di terra sui confini tra Campania, Molise e Lazio, come è noto, si svolsero alcune cruenti battaglie preliminari di quella conclusiva di Cassino da cui San Pietro Infine dista appena circa dieci chilometri in linea d’aria. Gli storici hanno documentato tali battaglie; nel volume intitolato “Il secondo Risorgimento”, con sottotitolo “Nel decennio della Resistenza e del ritorno alla democrazia (1945-1955)”, edito dall’Istituto Poligrafico dello Stato, 1955, compare, tra gli altri saggi, quello di Clemente Primieri, intitolato “La Resistenza: il contributo delle Forze Armate alla Guerra di Liberazione” in cui risalta l’importanza strategica avuta da Montelungo che corre parallelamente a San Pietro Infine ad una distanza di appena alcune centinaia di metri in linea d’aria fino ai primi lembi della piana di Cassino.

Così Clemente Primieri illustra i combattimenti verificatisi su Montelungo con la partecipazione del 1° Raggruppamento motorizzato italiano:

… l’unità, agli ordini del generale Dapino, riceveva l’0rdine dal Comando della 5°armata di trasferirsi dalla zona addestrativa di Maddaloni a quella di combattimento di Mignano Monte Lungo per affrontare la prova nel nome d’Italia, al grido di “Roma o morte”.

Incorporati fra le valorose truppe della 5°armata americana, agli ordini del generale Clark, gli italiani sostituiscono nella notte dal 6 al 7 dicembre 1943 i reparti del 142° reggimentoamericano, schierati a cavaliere della rotabile e della ferrovia Napoli-Cassino-Roma.Il mattino dell’8 dicembre, festa dell’Immacolata, dopo 24 ore dal loro arrivo in zona, fanti del 67° reggimento fanteria « Legnano », bersaglieri del LI battaglione di istruzione allievi ufficiali, artiglieri dell’110 reggimento artiglieria « Mantova », carabinieri, genieri, autieri, compresi dell’arduo compito loro affidato, sono schierati dinanzi a Monte Lungo pronti all’attacco.
Monte Lungo, così chiamato per la sua forma allungata, è messo a sbarramento naturale tra le depressioni di Mignano e di Cassino. (Al centro si trova San Pietro Infine come è ben visibile dalla cartina che lo stesso Clemente Primieri unì al suo saggio sull’argomento.) E’ un roccioso dosso di pretta natura carsica, privo di vegetazione, ondulato, con gibbosità sempre crescenti verso le posizioni nemiche e culminanti nella quota 343. Esso è reso imprendibile dalla capacità combattiva del III battaglione del 15° reggimento Panzergrenadiere, rinforzato da reparti della divisione « Goering ».
Alle ore 6,20, mentre l’artiglieria italiana effettuava la preparazione, bersaglieri e fanti si lanciarono, garibaldinamente, all’assalto nella nebbia stagnante. Contrattaccati violentemente, s’inchiodarono sulle posizioni raggiunte, sotto l’implacabile e preciso fuoco avversario, e non mollarono. Gli episodi di eroismo furono numerosi e tanto più degni di rilievo se si tiene conto della eterogeneità dei reparti e del mancato ambientamento. Poi la nebbia si dirada; il tiro si fa preciso e micidiale: un furioso corpo a corpo è in atto quando gli uomini dal giubbotto di pelle della Goering contrattaccano con ferocia. Questi ultimi cavallerescamente diranno poi che gli italiani si sono battuti da leoni, e quando, dopo le prime ore dell’8 dicembre potemmo rastrellare il terreno, riconoscendo tra i caduti truppa italiana, “comprendemmo”. Era la truppa dei sottotenenti Camparota e Cederle orribilmente colpiti a morte; erano gli allievi ufficiali, che, ancora adolescenti, lasciati i banchi del liceo, avevano sostenuto il più duro esame per essere promossi nell’eletta schiera degli eroi.”  Ora essi riposano nel Sacrario di Montelungo costruito dallo Stato italiano per ricordarli eonorarli.


San Pietro Infine, è una pagina gloriosa che non deve sfuggire al ricordo dei posteri, perché ha subito l’identico martirio di Cassino:la morte di 135 persone su una popolazione di meno di duemila anime e la distruzione totale degli edifici a causa dei cannoneggiamenti. Ben quattordici di quei morti furono fucilati dai tedeschi in località Cerrete. Negli archivi del Comune esiste un documento ufficiale della barbarie perpetrata. I tedeschi erano attestati nelle caverne della località Croce, all’entrata del paese, nelle masserie sparse per le campagne, sulle pendici di Monte Sammucro; da quei luoghi opponevano una dura resistenza, anche dopo la presa di quota 343 di Montelungo, impedendo di fatto alle truppe alleate di oltrepassare la gola di Montelce, lungo la Casilina, tra Monterotondo e Montelungo, ben controllabile da San Pietro Infine e passaggio obbligato per proseguire la marcia verso Cassino. In quel frangente il paese fu distrutto a tal punto che l’antico San Pietro Infine non fu più ricostruibile nello stesso luogo e fu giocoforza riedificato più a valle, a circa tre chilometri di distanza dai ruderi che tuttavia oggi sono ancora lì, nel luogo originario, quali macerie parlanti, a testimoniare il sacrificio immane. Il 16 dicembre infatti ebbe luogo la Battaglia di San Pietro Infine che permise finalmente agli alleati di oltrepassare Montelce. Tuttavia la resistenza dei tedeschi non era vinta, le truppe naziste si attestarono a Cassino dove opposero un’altra accanita resistenza. In quei mesi terribili maturò anche la pagina più triste, dal punto di vista culturale, di quegli eventi bellici: gli alleati, dopo la battaglia di San Pietro Infine, trovandosi di fronte ad un ulteriore ostacolo a Cassino e ritenendo che Montecassino, ben visibile da San Pietro Infine, fosse diventato la tana dei tedeschi che resistevano lungo la linea Gustav, presero una decisione catasrofica permettendo al generale B.C. Freyburg di ordinare il bombardamento dell’Abbazia. Il 15 febbraio ’44 una squadriglia di aerei per tutto il giorno e tutta la notte massacrò Montecassino, colpendo così violentemente quell’insigne monumento mondiale che ne rimasero soltanto le macerie: era il faro più luminoso della civiltà occidentale. Nel monastero c’erano soltanto alcuni monaci e pochi rifugiati civili. Da molti anni i sanpietresi, con la discrezione che li caratterizza, attendevano un riconoscimento ufficiale che onorasse la memoria dei loro antenati caduti e ricordasse ai viventi la distruzione di un centro che, sebbene piccolo, vantava comunque una storia millenaria, con radici fin nel 1004, come testimoniano i documenti ritrovati proprio nell’abbazia di Montecassino della cui diocesi San Pietro Infine faceva e fa ancora parte.

Con decreto del Presidente della Repubblica, San Pietro Infine è stato insignito della medaglia d’oro al merito civile .

San Pietro Infine captured”. Così, il 20 dicembre 1943, qualche giorno dopo la grande battaglia di San Pietro Infine, titolava il Daily News. E il cronista rincarava la dose: “… i nostri soldati sono entrati nel paese di San Pietro Infine situato ai piedi di monte Sammucro, respingendo i nemici tedeschi verso Cassino… non una casa è rimasta in piedi ed io non so chi potrà mai più viverci da queste parti… il nome di questo piccolo paese resterà negli annali della storia militare americana e nessun soldato che vi ha combattuto potrà mai dimenticarla.”

Il resoconto del Daily News è stato riportato in un articolo de La Repubblica del 25 novembre 1993 con il titolo: Nel “paese che non c’è più”, a ricordo e commemorazione della Battaglia di San Pietro Infine, documentata da John Huston , allora corrispondente di guerra a seguito dell’esercito americano, con il documentario Combat film . Oggi infatti il paese non c’è più, restano soltanto le macerie e i ruderi, testimonianza vivente degli orrori della seconda guerra mondiale. […]

(tratto da ‘La Battaglia di San Pietro Infine’ di Maurizio Zambardi)


Cittadini di San Pietro Infine , rifugiati nelle “Grotte della Valle” , scampati alla guerra